In Commissione di Vigilanza il caso UniRai Figec Cisal su libertà e pluralismo sindacale

La Rai non ha padroni, tantomeno censori

ROMA – La Rai non ha padroni. Nel Servizio Pubblico tutte le voci devono potersi esprimere e fa solo ridere la pretesa di chi, in nome della “libertà sindacale”, pretende il potere di veto e censura nei confronti di chi non si adegua al pensiero dell’ex sindacato unico.

Carlo Parisi (segretario generale Figec Cisal) e Francesco Palese (segretario UniRai Figec Cisal)

Ancora più grave è che a contestare la libertà di una testata di mandare in onda una notizia relativa a una posizione del nuovo sindacato dei giornalisti del Servizio Pubblico, UniRai Figec Cisal, siano rappresentanti sindacali dell’ex sindacato unico, iscritti all’Ordine dei giornalisti, che addirittura minacciano di agire «nelle sedi preposte per tutelare i diritti sindacali palesemente violati» denunciando, addirittura, che «episodi simili non si devono verificare».
In effetti il Cdr di RaiNews 24 e l’Usigrai, con le loro surreali prese di posizione, non fanno altro che confermare quanto Figec Cisal e il suo dipartimento UniRai affermano da tempo: piaccia o meno, tra i giornalisti è finita l’era del sindacato unico e le “regole del gioco” vanno adeguate alla normativa generale sulla libertà di organizzazione sindacale sancita dalla Costituzione e resa effettiva dallo Statuto dei lavoratori e dalla normativa sulle rappresentanze sindacali.

Barbara Floridia

Doppiamente sorridere fa, invece, l’affermazione dell’esecutivo Usigrai (il sindacato di base della Fnsi in Rai), secondo cui «Usigrai chiede una Rai libera dai partiti. UniRai chiede aiuto ai partiti». E fa sorridere sia perché l’ex sindacato unico pretende di mantenere il monopolio del sistema in una realtà che è, invece, profondamente cambiata, sia perché – cosa ancora più grave – pretende di avere il potere di decidere quali notizie siano degne di essere trasmesse.
La polemica sollevata dai venti secondi di notizia relativa alla posizione di UniRai sul tema della par condicio trasmessi da RaiNews24 (che secondo qualche “sindacalista” della sigla ex monopolista, andava invece censurata) e la conseguente richiesta di UniRai Figec Cisal di investire della vicenda la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, presieduta dalla sen. Barbara Floridia (M5S), ritenendo «inaudito che le testate Rai diventino megafono solo della posizione di uno dei sindacati dei giornalisti», ha avuto comunque il merito di porre finalmente la questione sul tavolo.

Maurizio Gasparri

Il sen. Maurizio Gasparri, giornalista professionista, capogruppo di Forza Italia al Senato e componente della Commissione di vigilanza, già ministro delle Comunicazioni, giudica «incredibile l’atteggiamento dell’Usigrai che vuole impedire il pluralismo e la libertà sindacale».
«Ma l’azienda – denuncia Gasparri – che dice? So che da tempo è impegnata in pratiche amministrative burocratiche che dovrebbero essere affrontate con maggiore celerità. Il pluralismo e la libertà sindacale sono principi fondamentali della democrazia garantiti dalla nostra Costituzione. Non siamo in Unione Sovietica, dove sindacati veri non c’erano e le organizzazioni presenti svolgevano una funzione di servizio al regime dominante. Siamo in una libera democrazia occidentale. Ognuno si deve confrontare con i numeri e con i criteri di rappresentatività».
«Imporre la logica del pensiero unico, anche attraverso i comunicati nei telegiornali, è – sottolinea Gasparri – una cosa inaccettabile e vergognosa. Accolgo subito il pubblico appello di UniRai perché di questa cosa si parli in Commissione parlamentare di vigilanza. Il Parlamento è il presidio della democrazia e della libertà.

Francesco Filini

E non sarà certo prono ai diktat tardo sovietici dell’Usigrai. Basta a questi residui di stalinismo che non possono avere spazio in un paese libero e democratico».
L’on. Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione di Vigilanza Rai, ritiene «evidente che l’Usigrai vorrebbe per sé il monopolio della rappresentanza sindacale in Rai e non accetta che i lavoratori dell’azienda si associno sotto un’altra sigla. Altrimenti non si spiegherebbe la nota di censura nei confronti di UniRai e le dure, quanto inaccettabili, affermazioni che sono state rivolte ai suoi iscritti».
Filini sottolinea che «Come nel Servizio pubblico va tutelato e garantito il pluralismo e la libertà di espressione, lo stesso deve accadere per l’organizzazione sindacale. Peraltro, l’articolo 39 della nostra Costituzione stabilisce che l’organizzazione sindacale è libera e non si comprende perché questo non debba valere all’interno della Rai. Per questo accolgo con favore l’appello lanciato da UniRai, e chiederemo che la Commissione di Vigilanza affronti il tema della libertà sindacale in Rai».

Giorgio Maria Bergezio

Il sen. Giorgio Maria Bergesio, capogruppo della Lega in commissione Vigilanza Rai, afferma che «il sindacato Usigrai mette il veto a voci diverse dalla propria e pretende di mettere il bavaglio alla nuova realtà di UniRai» ricordando, infatti, che «dopo la lettura di un breve comunicato di 20 secondi in cui UniRai ha espresso il proprio pensiero, il Cdr di Rainews ha messo per iscritto la volontà di metterlo a tacere».
«È da sostenere con forza – afferma Bergesio – la richiesta di UniRai che la “par condicio sindacale” sia attenzionata a tutti i livelli. Il pluralismo e la libertà sindacale dovrebbero essere diritti innegabili, non l’espressione di ideologie faziose. È grave che ci sia il tentativo di censurare la voce di un sindacato legalmente costituito soprattutto in una realtà che fa della parola e della libertà di espressione un pilastro fondante. La presenza di più voci sindacali in azienda è ormai un fatto e nessuno può disconoscere questa verità, per quanto possa risultare indigesta ad alcuni».

Maurizio Lupi

Infine, l’on. Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati e componente della Commissione di Vigilanza: «Abbiamo grande rispetto dei sindacati, corpi intermedi fondamentali, anche quando non ne condividiamo la “linea politica” di fondo. Per questo riteniamo che anche in Rai debba valere il rispetto del principi della libertà e del pluralismo sindacale e che la Vigilanza debba garantirne l’applicazione».
«Insomma, – ricordano Figec Cisal e UniRai – quella del “pluralismo sindacale” in Rai e una questione non più rinviabile per evitare che in futuro si ripetano questi incresciosi e ingiustificati comportamenti, totalmente contrari al dettato costituzionale e al più elementare principio del giornalismo: dare le notizie». (giornalistitalia.it)

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