Il giornalista già consigliere del Cnog indica le 50 parole che il Covid ha reso quotidiane

Grammatica del nuovo mondo di Filippo Poletti

Filippo Poletti

MILANO – Un libro che dà conto di una rivoluzione culturale. Lo firma Filippo Poletti, cronista di autentico conio, con un curriculum di tutto rispetto con pubblicazioni sul “Corriere della Sera”, per il sito LinKedln” e sul portale “RassegnaLavoro”.
Per tre mandati è stato consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Il volume (editrice Lupetti, 258 pagine, 24,90 euro) s’intitola “Grammatica del nuovo mondo” ed è una specie di dizionario con una cinquantina di parole-chiave ognuna delle quali dà vita a un racconto di cronaca ovviamente ambientato in un futuro, figlio della rivoluzione sanitaria provocata dal Covid.

Filippo Poletti

Nel nuovo mondo ci sono aggettivi per esempio positivo che ha un valore negativo. Compaiono termini universali come smartworking.
E poi figurano sigle come RT a indicare il tasso di contagio. Capitolo importante la storia del ”paziente” Mattia Maestri di Codogno raccontata dalle televisioni, dai social e dai giornali. Era la notte tra il 20 e il 21 febbraio 2020. Il primo malato di Covid: l’inizio di una pandemia che ancora tormenta la vita quotidiana.
C’è spazio anche per Aurora Perottino nata a Moncenisio, in Piemonte, nelle settimane seguenti allo scoppio della pandemia. È il lieto fine per questo comune (per la precisione, il secondo più piccolo d’Italia) dove, da tempo, gli abitanti non vedevano una culla riempirsi.
Oppure la foto diventata indelebile nella mente di ognuno di noi: quella dell’infermiera di Cremona, Elena Pagliarini, stremata dalla fatica sul tavolo di lavoro.
A completare il libro, la cronaca dei 100 giorni del contagio che inevitabilmente hanno cambiato per sempre le nostre vite.
«L’arrivo del virus – commenta Poletti – deve essere datato al 30 gennaio 2020 quando furono scoperti i primi due casi positivi. Si trattava di due turisti originari di Wuhan ricoverati nel reparto malattie infettive dell’ospedale “Spallanzani” di Roma. Un mese prima del focolaio di Codogno». Il libro può insegnare tanto. In questa pandemia bisogna recuperare il giusto peso delle parole, vincere la paura e guardare il 2022 con occhi diversi, senza dimenticare il passato. (giornalistitalia.it)

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