Redazioni smembrate e colleghi in prima linea. Spesso pagati male e sempre più soli

Vaccini ai giornalisti: non siamo carne da macello

ROMA – Sulle vaccinazioni per i giornalisti non si può andare in ordine sparso. La Regione Campania ha accolto la richiesta dell’Ordine dei giornalisti della Campania, inserendo i giornalisti tra le categorie a rischio, quindi con priorità nella campagna vaccinale per il Covid-19, ma serve una regia che parta dall’Ordine nazionale e da tutti gli altri organismi della categoria.

Chiara Roverotto

Un’unità d’intenti capace di far comprendere al Ministero della Salute il ruolo che i giornalisti svolgono con il loro lavoro. Certo, dopo le categorie a rischio, gli insegnanti, gli operatori delle forze dell’Ordine, dopo chi si vuole, ma in una lista e scritto nero su bianco.
Non possiamo dimenticare che è trascorso un anno da quando le redazioni sono state smembrate e la maggior parte di noi ha iniziato a lavorare da remoto. E, a distanza di mesi, nulla è cambiato.
Abbiamo imparato la differenza tra smart working e telelavoro, ci hanno insegnato che apparteniamo alla seconda categoria. All’inizio, il reingresso in redazione sembrava una condicio sine qua non, nei primi mesi si organizzarono direttivi nelle varie Associazioni di stampa, si seguivano i colleghi, si parlò anche di questionari, di protocolli d’intesa da firmare con la Fieg.

Carlo Gariboldi

Però dalle intenzioni non si è passati ai fatti. In questo caso ad una trattativa mirata e, nel mezzo, ci sono state casse integrazioni, chiusure, licenziamenti, contratti integrativi disdettati.
I giornali continuano ad avere redazioni ibride, dove solo il 20 per cento dei colleghi è ammesso. Difficile immaginare come sarà la situazione nei prossimi mesi, non solo per le varianti inglesi, brasiliana e sudafricana del Covid, ma perché l’unico modo per rientrare nelle redazioni in sicurezza sarà rappresentato dal vaccino.
Finora gli editori, oltre a limitare il più possibile l’ingresso nelle redazioni, a prevedere postazioni per la distribuzione di gel igienizzante, a provvedere alle sanificazioni periodiche, all’istallazione dei thermo scanner all’ingresso, oppure a distribuire qualche mascherina non hanno fatto passi avanti che non fossero rappresentati da casse integrazioni o da contratti di solidarietà.

Paola D’Amico

Pochi gli investimenti legati alla sicurezza e in grado di garantire il distanziamento richiesto dalle normative vigenti ed irrisori i turni per i redattori che chiedevano di rientrare. Forse è giunto il momento di tornare sull’argomento in maniera più forte, efficace, incisiva ed energica. Perché le redazioni ibride non funzionano: per solitudine, per esaurimento, per le troppe videoconferenze che ormai offuscano la vita privata da quella professionale. Per non parlare della circolarità delle idee, dell’impatto sul lavoro di squadra, per chi ci crede, della creatività che non esiste più.
È trascorso un anno da quando abbiamo lasciato le redazioni in fretta, senza sapere bene che cosa stava accadendo. Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità, per una forma di dovere che sentiamo nei confronti dei nostri lettori, i soli a cui dovremmo fare riferimento.

Mario Antolini

Abbiamo continuato a scrivere, a raccontare, sperando che tutto questo finisse presto. Ma non è andata bene. Anzi, se il giornalismo era in crisi prima, ora corriamo il rischio di uscirne a pezzi, anche a causa di una rappresentanza sindacale nazionale che raccoglie sempre meno consensi che, non è in grado, di cogliere gli umori e, soprattutto, le esigenze della categoria . E il rientro il redazione è una di queste.
Poi, si può discutere del resto, di un contratto che manca dal 2016, di un lavoro che si sta trasformando, dove i colleghi che vengono pagati sette euro a pezzo continuano ad aumentare rendendo la condizione di bassezza economica del lavoro giornalistico inaccettabile, quando invece dovrebbe essere combattuta in tutti modi possibili. Il caporalato “editoriale” esiste e non siamo riusciti a fermarlo.

Roberto Ambrogi

Ma questi problemi verranno dopo, ora dovremmo essere tutti concentrati su un concetto: rientrare, riprenderci il nostro modo di lavorare, essere custodi di una democrazia e presidi di quest’ultima.
In questi mesi non sono mancate le discussioni, la Fondazione Paolo Murialdi ha dato voce a molti colleghi su quest’argomento, alcuni ne hanno visto anche benefici. Ma i cambiamenti non si accettano per emergenza, si normano dando la possibilità, a chi lo desidera, di usufruire di questa nuova declinazione professionale. Purché tutto sia scritto all’interno di un perimetro delimitato da disposizioni e norme contrattuali, altrimenti non ne verremmo fuori. E se i vaccini rappresentano l’unico modo per riaprire i giornali, allora facciamo sentire la nostra voce.

Mario Zaccaria

Ricordiamoci quello che abbiamo fatto in questi mesi: informazione. Necessaria, indispensabile, verificata, mentre dai palazzi romani si facevano dirette Facebook senza alcun contraddittorio in uno dei momenti più critici di questo Paese.
Facciamoci sentire: l’Ordine dei giornalisti l’ha già fatto il 23 febbraio con una lettera del presidente nazionale Carlo Verna, che ha sottoposto la questione al Governo. Lo faccia anche la Fnsi. Con tutti i colleghi che credono ancora in questa professione, che sono convinti della modernizzazione e nella digitalizzazione, ma non all’interno di redazioni senza anima e vita. Quello che stiamo facendo rischia di non essere giornalismo.

Giovanni Innamorati

Non è un lavoro di squadra fatto di coesione organizzativa e in grado di ascoltare le voci di tutti. E non possiamo permettere che editori restringano anche le sedi per risparmiare sui costi. Siamo e rimaniamo fondamentali nella salvaguardia della democrazia di questo Paese alla stregua di altre categorie considerate a rischio e che quotidianamente lavorano. (giornalistitalia.it)

Chiara Roverotto
Carlo Gariboldi
Paola D’Amico
Michele Manzotti
Roberto Ambrogi
Vincenzo Sansonetti
Rossella Lama
Mario Antolini
Mariatilde Zilio
Laura Barsottini
Maria Sabina Berra
Cristina Beretta
Stefania Tamburello
Donatella Speranza
Fiammetta Cucurnia
Giovanni Innamorati
Mario Zaccaria

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