CROTONE – Esiste, eccome, un giudice a Berlino, ma esiste soprattutto a Crotone. Il Tribunale della città calabrese ha, infatti, reintegrato sul posto di lavoro la giornalista Rossana Caccavo, fiduciario di redazione dell’emittente televisiva Esperia TV, licenziata in tronco “con effetto immediato”, il 13 aprile 2013, dall’amministratore unico Fabiola Marrelli, nipote del presidente del Gruppo e socio di maggioranza, Massimo Marrelli, marito dell’attuale presidente facente funzioni della Giunta regionale della Calabria, Antonella Stasi.
Il giudice del lavoro Federica Colantonio, accogliendo pienamente la tesi difensiva dell’Ufficio Legale del Sindacato Giornalisti della Calabria, rappresentato dall’avvocato Mariagrazia Mammì, ha dichiarato, infatti, la nullità del licenziamento impugnato “per causa di matrimonio – art. 35 del decreto legislativo 198/2006 – nonché perché ritorsivo in quanto intimato dall’azienda in seguito all’elezione della giornalista a fiduciario di redazione di Esperia TV”.
Nella sentenza, il Tribunale di Crotone, bocciando in toto le tesi dell’emittente del Gruppo Marrelli, difesa dall’avvocato Gesualda Lorenzano, afferma, infatti, che “il dato normativo non lascia spazio ad alcun dubbio interpretativo”, pertanto ordina all’azienda di reintegrare la giornalista Rossana Caccavo e di riconoscerle “il risarcimento del danno subito attraverso la corresponsione di una indennità parametrata alla retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento sino al giorno della riammissione in servizio, oltre interessi e rivalutazioni”.
Il Tribunale di Crotone ha, inoltre, condannato Marrelli al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per il medesimo periodo ed alle spese legali quantificate in 2800 euro, oltre ad Iva e Cpa.
“L’arroganza del licenziamento – dichiarano il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, ed il vicesegretario nazionale, Carlo Parisi – con la scusa del matrimonio ma, di fatto, come ritorsione per l’avvenuta elezione a fiduciario sindacale di una giornalista televisiva, denunciato con forza dal Sindacato dei giornalisti calabresi, è a tutti gli effetti un atto di illegittimità grave, di ingiustizia sanzionata da un tribunale della Repubblica”.
“E’ davvero incredibile che nel XXI secolo – osserva il segretario della Fnsi, Franco Siddi – ci siano comportamenti come quelli assurdi di violenza civile senza pari adottati contro la Caccavo da Esperia Tv. L’atto di giustizia compiuto dalla magistratura evidenzia quanto gravi e pericolose siano le pratiche di gestione di settori dell’informazione fuori dalle regole della civiltà del lavoro e della stessa legalità costituzionale. La sentenza valga, dunque, come monito per quegli imprenditori arroganti che pensano di poter disporre a proprio piacimento dell’informazione e della dignità di chi è chiamato ad assicurarla con lealtà ai cittadini. Per noi continua sul piano culturale e concreto la lotta senza quartiere agli abusi e alle discriminazioni nel lavoro”.
“L’ordinanza del Tribunale di Crotone – sottolinea Carlo Parisi, vicesegretario Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria – rende giustizia ad una giornalista seria e preparata, brutalmente messa alla porta da un’azienda che, avendo mal digerito la sua elezione a fiduciario di redazione, credeva, forse, di poter gestire la vita e la dignità delle persone con i metodi usati nelle piantagioni di cotone”.
Rossana Caccavo, giornalista pubblicista dal 2007, ha lavorato nell’emittente crotonese dal 2011 senza regolare contratto e dal 10 luglio 2012 con contratto di lavoro giornalistico Fnsi-Aeranti-Corallo, full time a tempo indeterminato, con la qualifica di praticante. Eletta fiduciario di redazione l’8 aprile 2013, appena cinque giorni dopo l’elezione è stata licenziata in tronco dalla rampolla della famiglia Marrelli, nonostante le pubblicazioni, il 4 aprile, del matrimonio, celebrato il 20 giugno successivo.
Licenziata oralmente, “con effetto immediato”, il 13 aprile 2013 e, due giorni dopo, con una lettera di dieci righe, consegnata a mano, “per giustificato motivo oggettivo” con un’assurda motivazione: “riduzione dei costi generali di impresa per lenire le costanti perdite d’esercizio”.
Immediata fu, all’indomani del licenziamento, la reazione del vicesegretario Fnsi, Carlo Parisi, che, ritenendolo “palesemente nullo sotto ogni aspetto”, mise subito al lavoro l’Ufficio Legale del Sindacato Giornalisti della Calabria sulla mole di materiale “che va ben oltre – sottolinea Parisi – le discutibili argomentazioni dell’azienda”.
“Al di là delle conclusioni del Tribunale di Crotone, che premiano la Fnsi su tutta la linea, – sottolinea Parisi – la vicenda sarà oggetto di ulteriori, circostanziati approfondimenti, nelle opportune sedi. Fenomeni di questo tipo – conclude Carlo Parisi – continueremo a combatterli con ogni mezzo a disposizione del Sindacato che non arretra di fronte a queste violenze. La difesa dei giornalisti veri è e resta un punto di impegno e lotta civile a tutela dei colleghi e della libertà dell’informazione”.
Auguri e buon lavoro!